L’UMANITÀ

RIVISTA DI CULTURA IDENTITARIA

COVID EUROPA

La fortezza Europa, l’illusione di vincere la guerra con la pace europea, cade sotto i mortai invisibili del Covid-19. Una federazione di Stati democratici tenuti in riga da Bruxelles, si scoprono spaventati e soli, senza una guida, senza un’identità. La riduzione delle più classiche delle libertà, la fine di Schengen sono solo alcuni atti di questa guerra vissuta dentro i muri dei propri confini nazionali. Un’Europa che fino a poco tempo fa non avremmo mai pensato di vedere e vivere. L’avvento di questa nuova dittatura sanitaria ci sta riducendo sudditi rinchiusi in casa, soli a dialogare con le milioni di informazioni che ci arrivano dai media, senza renderci conto che il caos mediatico generato dagli apparati tecnologici non fa altro che peggiorare il nostro intelletto rendendoci avulsi a ogni stimolo.

Un assedio digitale senza sosta. Ogni giorno la roba che ci martella è troppa, non ne capiamo le regole e non riusciamo a capire quello che effettivamente dobbiamo fare. Un esempio semplice? L’utilizzo corretto della mascherina e dei guanti!! Questo straripamento di dati è inumano e ci sta portando al completo oscuramento della nostra libertà decisionale.

L’Europa della pace e della libertà, che nasce a Ventottene, viene sconfitta da un nemico inafferrabile che, trasportato dal vento, la costringe a blindare i confini e a mettersi a nudo scoprendo il sovranismo nei ventisette Stati che la compongono.

Tutte le nazioni agiscono in ordine sparso con tempi e modi diversi per contrastare un epidemia globale e peggio ancora completamente allo sbando su quali azioni economiche mettere in campo. La Banca Centrale Europea cade: prima sotto le dichiarazioni della sua presidente Christine Lagarde «non siamo qui per ridurre lo spread» che ha portato al crollo dei titoli italiani; poi con un silenzio spezzato solo da dichiarazioni fine a se stesse.

L’Organizzazione mondiale della sanità svela la fragilità delle varie agenzie multilaterali senza sostanziali poteri e tenute sotto scacco dalle organizzazioni non governative che spesso dettano la linea dei grandi gruppi finanziari.

Abbiamo concesso alla tecnica di prendersi la poltrona della politica e alla religione di starsene fuori a guardare.

I soliti egoismi di pochi Stati, i soliti interessi di alcuni gruppi finanziari, ci svelano l’incapacità di vedere una politica unitaria anche in periodi di emergenza globale, stracciando finalmente vent’anni di una storia nata male.

In questo marasma politico abbiamo delegato il nostro futuro a burocrati europei,  abbiamo permesso che stato e politica si discostassero completamente dalla sfera sacrale e morale aprendo le porte a nuovi soggetti attivi che hanno trasformato il cittadino e dunque il futuro politico in un elemento da cui trarre il massimo profitto economico e sociale e non il punto di riferimento per le politiche pubbliche. La politica lascia il posto alla tecnocrazia.

L’allontanamento dagli usi e costumi tradizionali nonché dalle posizioni dogmatiche  della cristianità ha costretto l’uomo a trovare altre forme di adulazione, altre forme di verità. Il potere della politica e della chiesa viene sostituito da una forma di idealizzazione materialistica che porterà il cittadino a staccarsi dalla sfera della comunità a cui appartiene, per sposare definitivamente l’aspetto privatistico e materialistico. Il nuovo potere consumistico, determinato dalle dinamiche del mercato, in questa epoca ha sostituito completamente la sovranità politica. La deriva finale di questo processo è il prodotto di una graduale secolarizzazione che si è avvalsa delle conquiste di laici, illuministi e razionalisti, per sostituire i valori di Dio e della sovranità del popolo e che così ha permesso l’ascesa di una nuova forma di sacralità: quella del consumo come rito. 

La società contemporanea ci ha sicuramente liberati da numerose privazioni e convenzioni che nel passato erano obblighi morali per lasciare più spazio all’impulsività, trascurando però quei dogmi sociali, religiosi e culturali che una volta erano quella forza equilibratrice di una società. Il nostro mondo, il mondo del benessere e dell’edonismo, anche se solido nella sua scienza ed efficiente nella sua economia, è in fondo pervaso da un quotidiano senso di paura e fragilità nei confronti del futuro. La decadenza del nostro tempo, rilevata da molti filosofi contemporanei, sembra essere confermata dalla mancanza di controllo della nostra vita sempre più in balia di eventi imprevedibili, come il Covid-19.

Possiamo dunque affermare che la società fondata sul progresso non avrà un futuro dignitoso per il cittadino, se non porrà nuovamente al centro delle sue politiche pubbliche il benessere culturale e sociale, relegando in sottofondo il culto incondizionato della tecnologia e dell’iper-realtà. 

Tutto questo ci pone di fronte ad alcune riflessioni per guardare con speranza alle policy del futuro: per prima la sanità, diventata all’improvviso un bene pubblico globale, da salvaguardare non solo in termini di ricerca ma anche di strutture; la seconda la possibilità di ritornare sovrani in politiche fiscali e monetarie, la terza è quella che spetta a tutti noi quella di ridare forza decisionale alla politica.

In tutto questo pandemonio noi, intanto, restiamo soli riscoprendo cose dimenticate: la famiglia, il cane e la casa in montagna. Parole, però, che usiamo solo per concederci un po’ di falsa compagnia, qualche boccata d’aria e un finto ritorno alla ruralità perché alla fine del gioco siamo ancora in mano a Facebook, Instagram e ai loro algoritmi. 

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